Multipotenziale: il talento di chi non sa stare fermo…

Written by on 31 Agosto 2025

Qualche anno fa, nel bel mezzo di una delle tante rivoluzioni della mia vita, mi sono imbattuto per caso in un video TED talk:

Emilie Wapnick – Why Some of Us Don’t Have One True Calling

A quell’epoca, il termine “multipotenzialità” mi era nuovo. In una fase fatta di domande e ricerca di senso, scoprire che esisteva una parola per la mia convulsa tendenza a spaziare tra passioni diverse mi colpì e, in qualche modo, mi rassicurò: finalmente trovavo una risposta plausibile a certi slanci.

Poco dopo, spinto dalla curiosità, partecipai a un incontro dell’Associazione italiana Multipotenziali.

Gli interventi parlavano di multidisciplinarità e della spontanea difficoltà a incasellarsi in un solo interesse.

Molti si rispecchiavano in quel “sport olimpico” tutto loro, fatto di abbandonare un’attività per inseguirne un’altra più stimolante, trovando in queste caratteristiche una valida “ragione” per un comportamento tanto comune quanto irrefrenabile.

Anche se non tutti sentivano di aderire totalmente a questa dinamica, per molti fu un sollievo condividere il proprio percorso fatto di passioni mutevoli, arrivando a pensare: “Ecco, è questo, non sono strano, è perchè sono multipotenziale!”.

Durante le conversazioni con gli altri, ho ritrovato segni familiari di una sensazione che vivevo proprio allora: il vuoto e la mancanza di un obiettivo chiaro.

Era la prima volta nella mia vita che non avevo una direzione precisa. Mi colpì una presentazione in particolare, che parlava dell’importanza di fermarsi, ascoltarsi e restare immobili per un po’, evitando quel flusso continuo di attività che congela la nostra capacità di creare il nuovo e riscoprire il senso di quello che stiamo facendo.

Perché, se non c’è vuoto, non c’è spazio per far nascere l’espressione di se stessi.

Eppure, in tutto questo turbinio di nuove informazioni e concetti, qualcosa ancora mi lasciava perplesso: l’idea di incasellarsi in un’ennesima definizione “multipotenziale” con tutte le sue luci e ombre mi sembrava un’altra etichetta capace di circoscrivere invece di liberare.

Essere multipotenziale (!?) significa poter eccellere, cambiare spesso prospettiva, non sempre portare tutto a compimento e, talvolta, sentire il peso del fallimento.

Dietro questa parola, non ci sono solo futuri Leonardo da Vinci, ma anche persone che cercano risposte e spesso si giudicano con severità: molti fanno fatica ad accettare gli errori e hanno un rapporto complicato con il lasciare andare ciò che non risuona più nella loro vita.

Personalmente, mi rivedo molto di più in quest’ultima definizione.

Mi sono domandato se passare dalla pittura alla fotografia, dagli studi tecnici alle scienze umane, dalla manualità agli esperimenti più vari, spesso con la voglia di dare sempre il massimo, sia davvero un punto di forza.

Essere multipotenziale non significa essere “migliori” di chi non lo è, e non credo esista un confine netto per definirlo: chi può dirsi davvero multipotenziale, chi ne ha dieci interessi o chi undici?
Esiste un “multipotenziale al quadrato”?

Molti, in realtà, faticano a sentirsi all’altezza, a misurarsi con aspettative difficili da quantificare.
Penso sia una caratteristica, con i suoi lati positivi e le sue complessità ovvero più inclinazione naturale che trofeo da esibire.

Ma la riflessione che più mi accompagna riguarda questo punto:

quali sono le domande esistenziali a cui, le persone che si riconoscono come multipotenziali, stanno cercando risposta?

Quali sono le questioni che i “multipotenziali” si pongono più spesso e che faticano a comprendere o a dare un senso?

In tutto questo discorso, credo che una delle risposte fondamentali sia saper accettare se stessi e le proprie esperienze senza cercare conferme esterne. Non serve uno studio che giustifichi ogni nostro comportamento (e magari ci etichetti come multipotenziali… cosa che, tutto sommato, non è poi così male, anzi! Anche se appaga solo temporaneamente il nostro ego, facendoci sentire per un po’ speciali). Ciò che conta davvero è valorizzare chi siamo, indipendentemente dal numero di progetti che avviamo o portiamo a termine.

In fondo, continueremo a iniziare mille cose, finirne solo alcune e abbandonarne altre ma forse la bellezza è proprio qui.

E sono sicuro che c’è qualcuno di noi, che mentre sta leggendo questo articolo, nel frattempo, sta anche ascoltando un podcast su come fare i viaggi nel tempo 😄! (..ma attenzione così non sei multipotenziale, ma solo distratto.. 😆)

 



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